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"La bicicletta allarga il raggio d’azione personale dell’uomo, senza limitarne il movimento. Quando non è possibile andare in bici la si spinge a mano" Ivan Illich
POLITICA
15 luglio 2009
Pecunia non olet


Il sempreverde Clemente Mastella ha avuto a lamentarsi per la “miserabile” diaria ottenuta dagli europarlamentari, solo 290 euro.

Il solerte ex ministro del governo Prodi, ora eletto tre le fila del PDL non ci sta proprio, e tuona contro la riduzione degli emolumenti, anche se in realtà non è una vera e propria riduzione, piuttosto da questa legislatura tutti gli eurodeputati guadagneranno la stessa cifra, e così come agli italiani va peggio, a molti altri va meglio.

“Una diaria di 290 euro! 'Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano” ha urlato Clemente, ma come ricorda Repubblica, “Da quest'anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull'inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato[…]. Nel conto, poi, ci sono 4.402 euro al mese per spese generali: vere o no, non si deve dimostrare nulla. Solo essere presenti in aula almeno sette volte all'anno. Altri 17.570 euro mensili, invece, sono per l'indennità di segreteria: stipendi e spese degli assistenti scelti dal deputato. Finora anche questa cifra era intascata senza ricevute, magari per collaboratori condivisi fra deputati. I biglietti aerei per la prima volta non sono rimborsati a forfait: i rimborsi di business class per biglietti low cost o per viaggi di gruppo in auto erano prassi diffusa. Così ora è obbligatoria la ricevuta. Idem per la benzina: 0,49 euro al km. Infine, 4.148 euro sono destinati a viaggi fuori dai rispettivi Stati e 149 euro al giorno, hotel escluso, per missioni extra-Ue”.

Vita dura dunque, bisognerà inventarsi un secondo lavoro, o terzo, per arrivare alla fine del mese.


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politica interna
14 luglio 2009
Donne di Stato



Pare che Mara Carfagna, il nostro ministro per le pari opportunità, alla richiesta di Berlusconi di redigere un libello in cui illustrare i provvedimenti del suo ministero durante questo primo anno, una sorta di bilancio, abbia forzato un po’ la mano creando qualcosa a metà tra l’agiografia ed il book fotografico.

Evidentemente la ragazza non ha perso il vizio


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TECNOLOGIE
14 luglio 2009
Buone notizie

Interessante novità da Microsoft, dalla prima metà del prossimo anno sarà infatti possibile utilizzare una versione del nuovo applicativo Office 2010 direttamente on-line ed in maniera gratuita.

L’operazione fa parte della guerra tra il colosso fondato da Bill Gates e Google, che da mesi oramai si combatte a colpi di nuovi browser e nuovi sistemi operativi.


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14 luglio 2009
Lesa maestà

Bufera sul TG3.

A provocarla le disonorevoli parole del vaticanista Roberto Balducci, secondo il quale, a proposito della partenza del Papa per le vacanze estive, ha detto: “domani il Papa va in vacanza e ci saranno anche 2 gatti... che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po' di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare ancora le sue parole”.

Certo una battuta infelice, che ha provocato l’intervento del presidente della Vigilanza Rai Merlo (PD), ma siamo sicuri che il giornalista avesse poi torto?


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politica interna
6 luglio 2009
Tentar non nuoce

Sembra che la squadra del nuovo governo della Regione Puglia sia pronta: saranno sostituiti l’assessore alla Pubblica Istruzione Mimmo Lomelo (Verdi), al Turismo Massimo Ostillio (ex Udeur), all'Agricoltura Enzo Russo (Pd) e alla Formazione professionale Marco Barbieri, oltre naturalmente a Sandro Frisullo, l’ottimo assessore allo Sviluppo Economico e Vicepresidente della giunta rimasto invischiato nell’inchiesta barese sugli appalti della sanità, dalla quale comunque dovrebbe uscire pulito.

I posti vacanti saranno presi da Dario Stefàno, ex consigliere del Pd ora vicino alle posizioni di Udc e Io Sud, e Fabiano Amati, coordinatore della fase costituente del Pd, Magda Terrevoli dei Verdi e Loredana Capone, iscritta al Pd e salentina come Frisullo, uscita sconfitta dalle consultazioni di giugno a per la Provincia di Lecce che farà la Vicepresidente. La sorpresa potrebbe essere il nuovo assessorato al Sud, guidato da un insigne economista, Gianfranco Viesti.

Staremo a vedere.

Certo è che la Puglia si presenta ancora come un vero e proprio laboratorio politico, in cui con l’entrata di Stefàno si mantiene aperto uno spiraglio per l’alleanza con Udc e con la Poli Bortone.

Dopo l’azzeramento della giunta, nato da una duplice esigenza, quella di dare una immagine forte alla Regione ed al Paese intero di novelle vague politica e di intransigenza etica da un lato, e di tentare di allargare le alleanze in modo di avere la certezza della ricandidatura per il presidente Vendola dall’altro, molte sono state le voci sui possibili assessori, ed ancora più numerose quelle riguardanti il futuro della Regione. Certo è che la tempestività con cui il Governatore si è mosso ha avuto un effetto positivo sull’opinione pubblica, altrimenti pronta a additare i politici come il cancro della società, ma denuncia tragicamente la permeabilità della classe dirigente rispetto alle potenti lobbies economiche ed alla lottizzazione. Il presupposto di voler sottrarre la politica a queste pericolose tentazioni è lodevole, ma ancora troppo embrionale, e non garantisce nulla sulla riuscita del progetto, pur ponendo le basi per larghe alleanze costruite proprio sulla “questione morale”, come dire: uniamoci in nome di un interesse superiore e trasversale a tutti i partiti (almeno in teoria), modificando in maniera radicale il modo di intendere e di fare politica.

Ma se la politica ha anche un fine pedagogico, non può non porsi certi problemi, e non può non cercare di risolverli. Il primo modo di fare ciò è offrire modelli positivi (di qui la decisione, discutibile, di allontanare anche chi fosse solo interessato da indagini e non condannato), ma anche e soprattutto introdurre modalità trasparenti di selezione e di accesso agli appalti pubblici legati alla sanità, e non solo.

Se la spinta al rinnovamento proposta da Vendola vuole rispondere a quest’esigenza, che dall’ambito della sanità va declinata in tutti i settori della vita quotidiana, soprattutto in quelli in cui pubblico e privato si incontrano, ed in cui le regole del mercato sono più deboli, non ci resta che sperare in un esito positivo. Altrimenti il Presidente e tutta la coalizione rischiano di essere fagocitati dalle fauci del populismo e del moralismo. Il proporsi con un progetto totalmente nuovo, sia politico che etico è l’unico modo per offrire un’alternativa credibile al centrodestra. Un’assunzione di responsabilità che non è semplice ammissione dell’errore, ma anche tentare di risolvere i problemi, un atteggiamento nuovo non solo rispetto a se stesso, ma soprattutto rispetto a tutti gli altri leaders pugliesi di centrosinistra, ancora incapaci di ammettere i propri errori.


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SPORT
6 luglio 2009
Nella storia



Con 15 Slam vinti, ieri Roger Federer è entrato nella storia diventando il tennista più vincente di tutti i tempi.


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politica interna
1 luglio 2009
Condivisibile

Dal blog di Gianni Cuperlo

La Direzione del Pd ha approvato oggi il regolamento per il primo congresso nazionale. Non avevo ancora commentanto con voi il video dei giorni scorsi con cui Dario Franceschini si è ricandidato alla guida del partito. Lo faccio adesso sul blog con questa lettera aperta.

Buone cose

Caro Dario,

confesso di essere colpito dal modo in cui si è avviata la nostra discussione in vista del congresso.

Non ne faccio una questione di toni o di modalità, cose che pure contano. Ma di sostanza.

Da oltre un anno noi siamo alle prese con una crisi seria del progetto del PD. Veniamo da una successione di sconfitte severe che, almeno tra noi, non ha senso elencare.

Alle europee del 6 e 7 giugno abbiamo subito una flessione di sette punti sull'anno scorso, con 4 milioni di voti in meno.

Le amministrative, nonostante alcuni segnali positivi nei ballottaggi, trasmettono un allarme per la nostra tenuta in regioni e territori importanti.

Tutto questo avviene mentre la crisi economica morde, con dati e proiezioni allarmanti in vista dell'autunno. E nel pieno di una decadenza – forse il crepuscolo pubblico e personale – di quella che è stata fino ad oggi la leadership incontrastata della destra.

In questa cornice il nostro congresso deve affrontare due questioni di fondo che provo a riassumere in questo modo.

Da un lato restituire a questo nuovo partito quel profilo, quella credibilità e quel prestigio che in un arco di tempo relativamente breve siamo andati smarrendo. È un impegno difficile ma direi essenziale. Perché dalla sua riuscita dipende il rilancio di un progetto altrimenti condannato a uno stato di incertezza e ambiguità.

La seconda questione e chiarire sul quale impianto politico, culturale e di programma noi intendiamo fondare una nuova alleanza di centrosinistra, competitiva per il governo del paese è, più vicino a noi, per la sfida nel voto regionale dell'anno prossimo.

Le due cose si tengono, ma è proprio qui la ragione del mio stupore - e anche inquietudine - per come hai ritenuto di motivare la scelta, del tutto legittima, di una tua ricandidatura.

Perché, vedi Dario, tutti noi abbiamo una responsabilità verso la comunità che si riconosce in questo progetto. Ma chi questa comunità dirige e rappresenta, se possibile, ha una responsabilità ancora maggiore.

E allora se tu dici che ti candidi perché non puoi - hai usato proprio queste parole, “non posso” - riconsegnare il partito a quelli che c'erano prima, e lo dici senza motivazioni diverse da un appello alla base del partito contro, si suppone, una parte della sua classe dirigente attuale, allora il messaggio è: "se vinco io vincono la politica, l'innovazione, il ricambio. Se vince qualcun altro perde il PD”.

Permettimi di dirti, che questo modo di ragionare e di affrontare la discussione tra noi, prima di essere sbagliato, è diseducativo. Perché trasmette l'idea dell'interlocutore interno come un pericolo. Un'ipoteca sulle ragioni di fondo che ci hanno portato fino qui.

La questione non è rinfacciarsi le responsabilità di prima.

Personalmente non ho condiviso alcune scelte e impostazioni della stagione più recente. Per quel poco che valeva, l’ho detto e argomentato nelle sedi deputate, dalla direzione del partito all'assemblea del gruppo parlamentare di cui faccio parte.

Ma non ho mai pensato che dietro quelle decisioni, quelle scelte, vi fosse un gruppo dirigente ostile al Partito Democratico al punto da volerlo annullare o da poterlo compromettere.

Per la stessa ragione, oggi respingo l'idea che il confronto tra noi e nel paese possa fondarsi su una contrapposizione strumentale tra il vecchio e il nuovo.

Dove, per definizione, il vecchio sarebbe l'espressione di una qualsiasi provenienza e appartenenza a culture e valori che hanno radici nel tempo, e il nuovo un appiattimento delle differenze nel nome di una generica frattura con la storia e la realtà.

Da questo punto di vista, penso che la leggerezza di un partito non stia principalmente nell'assenza di sedi o apparati.

Un partito è leggero se non possiede le parole per dirsi. Se archivia – scelta che è stata teorizzata da chi il partito ha diretto in questi due anni – come un tratto antico, la questione della sua identità.

Se non è in condizione di comunicare all’esterno il senso e il traguardo della sua esistenza.

Continuo a credere che siano queste le cause vere della nostra crisi. Non una percentuale elettorale in sé, ma un disordine di fondo nel messaggio che in questo anno e mezzo abbiamo trasmesso al paese e a quel popolo che nel progetto aveva mostrato di credere.

Per queste ragioni, anch'io mi auguro che il congresso sia la sede di un confronto su progetti, piattaforme, ispirazioni ideali, a partire da una lettura sincera della società italiana ed europea.

Detto ciò, noi oggi abbiamo stabilito le regole del congresso. Andranno sicuramente bene. Ciò che sarebbe stato incomprensibile era l'idea di slegare la discussione sulle idee dalla scelta sulle persone. Questo, a mio parere, non si poteva fare.

Anzi, in parte, le nostre difficoltà nascono esattamente da qui, dalla presunzione di separare le persone dai contenuti e dalla partecipazione, appellandosi a un nuovo depurato di aggettivi e significati.

Quella è la logica che in questi anni ha ispirato piuttosto la destra nel tentativo di piegare la democrazia a un populismo semplificato e pericoloso.

Noi abbiamo investito su un'ipotesi opposta. Restituire al pensiero e all’azione politica una coerenza di fondo tra la proposta che si rivolge al paese e la classe dirigente che quella proposta si candida a guidare e rappresentare.

Per queste ragioni mi auguro che, da qui in avanti, i toni tra di noi tengano sempre conto di quanti, e sono i più, sentono il valore di una appartenenza comune, anche come risultato di un percorso più o meno lungo e faticoso. Comunque sia, un percorso meritevole di rispetto.

Se vogliamo che il congresso conservi gelosamente questo spirito e rilanci la prospettiva del Partito Democratico, è necessario che tutti, a partire dal primo, si facciano carico di questa necessità.

Poi, come giusto, gli iscritti e gli elettori si esprimeranno. E una proposta, una piattaforma, una leadership finiranno col prevalere sulle altre.

Sta a noi fare in modo che, qualunque sia l'esito, alla fine del percorso ci sia un partito più solido e più consapevole delle sue ragioni. Non più fragile e incerto.

Ma la premessa perché ciò accada è sgombrare il campo da pregiudizi reciproci.

Ciascuno di noi, nel suo piccolo, ritiene di essere l’alfiere del nuovo. Non per questo gli altri sono “nemici del popolo”.

Se siamo d’accordo su questo, meglio riavvolgere il nastro adesso che siamo ancora in tempo e ripartire col piede giusto.

Un caro saluto.


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politica interna
1 luglio 2009
Discutibile Debora



E sì che rappresenta il nuovo che avanza, va bene che ha battuto anche Papi, ma dire che Franceschini “come segretario è stato bravo, innovativo, coraggioso”, mentre Bersani “rappresenta l'apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un'espressione che proprio non si può più sentire[…]. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall'avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto”, mi sembra un po’ una forzatura.

25 giugno 2009
Ipse dixit

Da Wittgenstein:

 

Circola molto in rete una ferma opinione del direttore del Tg1, prima che fosse direttore del Tg1

“La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”


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19 giugno 2009
To be continued



Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di mercoledì scorso sembrerebbe proprio che l'ex presidente della Provincia di Bari Divella abbia deciso di fare il salto della staccionata, staremo a vedere.....


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